Il punto sul Superammortamento

Il Punto sul Superammortamento

Con l’articolo 1, commi 1051-1063, della legge 178/2020 (legge di bilancio per il 2021) viene proposta una nuova versione, con alcune importanti novità rispetto al passato, del credito di imposta per i nuovi investimenti introdotto dall’articolo 1, commi 184 – 197, della legge 160/2019 (legge di bilancio 2020), in sostituzione delle precedenti agevolazioni in materia note come “super-ammortamento” e “iper-ammortamento”.

Occorre distinguere tra il “vecchio” credito di imposta, già in vigore dal primo gennaio 2020 e fino al 31/12/2020 (con estensione al 30/06/2021 per gli investimenti cosiddetti prenotati) dal “nuovo” credito d’imposta in vigore dal 16/11/2020 al 31/12/2022 (con estensione al 30/06/2023 per gli investimenti prenotati).

Ad oggi, i due crediti di imposta risultano potenzialmente sovrapponibili per gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2020 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2021), senza che la legge 178/2020 (legge di Bilancio 2021) disponga in merito al coordinamento con il precedente credito d’imposta di cui alla legge 160/2019.

Il “vecchio” credito di imposta sugli investimenti

Il “vecchio” credito d’imposta previsto dalla legge di bilancio 2020 risulta usufruibile da tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, senza vincoli di forma giuridica, di settore economico di appartenenza, di dimensioni e di regime fiscale di determinazione del reddito, nonché dai soggetti esercenti arti e professioni (anche i soggetti in regime forfettario).

Investimenti per i quali non spetta il credito di imposta

Sono esclusi espressamente dal credito d’imposta:

  • Veicoli, anche quelli esclusivamente strumentali e/o concessi in uso promiscuo ai dipendenti (art. 164 TUIR, lett. a), b) e b-bis)), risultano invece agevolabili gli autocarri;
  • Beni il cui coefficiente di ammortamento è inferiore a 6,5%;
  • Beni gratuitamente devolvibili in concessione.

L’entità del credito di imposta dipende dalla tipologia di bene: è del 6% con un limite di costi agevolabili posto a 2 milioni di euro, ma per i beni materiali rientranti in “Industria 4.0” la percentuale diventa il 40% fino a 2,5 milioni di euro e poi il 20% fino a 10 milioni di euro di costo, mentre per i beni immateriali la percentuale è del 15% fino ad un limite massimo di costo di euro settecentomila.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione per il pagamento di imposte e contributi mediante modello F24, ai sensi dell’aricolo 17 del Dlgs 241/1997 (cosiddetta “compensazione orizzontale”), mentre, per espressa previsione legislativa, non può essere ceduto o trasferito a terzi (nemmeno all’interno del consolidato fiscale).

L’utilizzo in compensazione del credito di imposta sui nuovi investimenti previsto dalla legge di bilancio 2020 deve essere utilizzato in 5 quote annuali di pari importo, mentre quello relativo ai beni immateriali in 3 quote annuali.

L’importo del credito di imposta deve essere esposto nella dichiarazione dei redditi nell’ambito del quadro relativo ai crediti di imposta (quadro RU), ma il suo utilizzo in compensazione non è soggetto all’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione dei redditi (risposta resa dall’Agenzia delle Entrate a Telefisco 2020).

Il bonus non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sul reddito e del valore della produzione ai fini Irap e non è qualificabile come aiuto di Stato.

L’articolo 1, comma 193, della legge 160/2019 prevede un meccanismo di rideterminazione (cosiddetto “recapture”) in base al quale, se entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento (cosiddetto “periodo di sorveglianza”), i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero (anche se appartenenti allo stesso soggetto), il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto, escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo. Nonostante intervenga la cessione a terzi del bene (anche in Italia: Circolare n. 8/E/2019) si può evitare di subire il ricalcolo del bonus in tutti i casi in cui l’impresa abbia effettuato un investimento sostitutivo ai sensi dell’articolo 1, commi 35 e 36, della legge n. 205/2017.

Il “nuovo” credito di imposta sugli investimenti

Il “nuovo” credito di imposta previsto dalla Legge di bilancio 2021 (dal comma 1051 in poi) presenta le stesse caratteristiche soggettive del “vecchio” credito di imposta evidenziato in precedenza, con conferma delle esclusioni per le imprese in stato di liquidazione volontaria, in fallimento, in liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale e altra procedura concorsuale prevista dalla legge fallimentare, dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al Dlgs n. 14 del 2019, o da altre leggi speciali, ovvero che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni.

Viene inoltre confermata l’esclusione per le imprese destinatarie di sanzioni interdittive per gli illeciti amministrativi da reato di cui all’articolo 9, comma 2, del Dlgs n. 231/2001.

La misura del “nuovo” credito è ora prevista in considerazione della tipologia di beni e del momento in cui l’investimento viene effettuato.

La Legge di Stabilità 2021 introduce una importante novità relativa all’inclusione nel campo del credito di imposta “ordinario” (ovvero beni non “Industria 4.0”) anche dei beni immateriali strumentali (anch’essi non “Industria 4.0”) come, ad esempio, il software.

Ma è soprattutto nella misura del credito di imposta che la legge di bilancio 2021 presenta importanti novità, anche per la differenziazione rispetto al momento di effettuazione degli investimenti.

Dal comma 1059 emergono novità anche per quanto riguarda i limiti temporali di utilizzo del credito di imposta (compensabile secondo i termini evidenziati in precedenza), dato che viene previsto che questo è utilizzabile, indistintamente, in 3 quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni “ordinari” e a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni materiali e immateriali “Industria 4.0”.

Invece, il credito di imposta è utilizzabile in unica quota da parte dei soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro che effettuino investimenti in beni materiali “ordinari” dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2021.

Per quanto riguarda gli aspetti documentali la legge di bilancio 2021 (comma 1062) conferma che, ai fini dei successivi controlli, i soggetti che si avvalgono del credito d’imposta sono tenuti a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili.

Come confermato dalle risposte ad interpelli n. 438 e n. 439 del 2020, le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere una dicitura specifica recante il riferimento alla specifica disposizione agevolativa.

Inoltre, per gli investimenti nei beni di cui all’Allegato A e B della legge 232/2016 (beni qualificati “Industria 4.0”), le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato. Tale perizia, in base a quanto stabilito dalla legge bilancio per il 2021, deve essere ora anche asseverata.

La legge di bilancio 2021 (comma 1059) ha confermato che il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile Irap, non porti al superamento del costo sostenuto.

L’articolo 1, comma 1060, legge di bilancio 2021 prevede il consueto meccanismo di “recapture” per il quale se, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione del bene “Industria 4.0”, i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo.

Tuttavia, come per il passato, per i soli beni “Industria 4.0”, se nel corso del periodo di fruizione dell’agevolazione si verifica il realizzo a titolo oneroso del bene agevolato, il credito d’imposta non è oggetto di rideterminazione a condizione che, nello stesso periodo d’imposta del realizzo, l’impresa sostituisca il bene originario con un bene materiale strumentale nuovo avente caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori e tale circostanza sia attestata mediante perizia.

 

Lo studio resta a disposizione per ogni necessario chiarimento.