Accertamento Fiscale 2.0

L’Attività di accertamento nel nuovo mondo interconnesso

Le nuove tecnologie svolgono un ruolo dirompente nel modificare i comportamenti sociali ed estendono la loro portata anche al rapporto Fisco Contribuente.

di Franco Amato

 

ABSTRACT: Le nuove tecnologie (Internet e social media) ormai hanno invaso il quotidiano determinando modifiche comportamentali e sociali, non ultimo anche lo stesso rapporto tra Fisco e Contribuente. Nel presente articolo si analizzano, in termini sintetici, le maggiori decisioni giurisprudenziali, ponendo l’attenzione sia sulla fase di innesco delle verifiche sia sulla portata delle informazioni raccolte su Internet quali mezzi di prova.

 

Il mondo cambia e gli strumenti di indagine e accertamento in mano all’amministrazione finanziaria cambiano con questo. L’affermazione sembra banale e in effetti lo è. Ma, a fronte di tale evidente constatazione, occorre porre l’attenzione su quanto le modifiche tecnologiche, comportamentali, sociologiche, che stanno caratterizzando la nostra epoca, rischino di avere effetti dirompenti sulle attività di selezione, accertamento, contraddittorio e sul contenzioso tributario; o più brevemente sul rapporto tributario. Il punto essenziale da cui muovere è certamente la constatazione che Internet e i social media non rappresentano un mondo virtuale a sé stante e avulso dalla realtà ma una esplicazione, o un’altra dimensione, del reale stesso. Per utilizzare le parole della Corte di Cassazione, occorre prendere atto di come Internet (e i social media) “[…] rappresenti una sorta di piazza immateriale che consente un numero indeterminato di accessi e visioni, rese possibili da una evoluzione scientifica che il Legislatore non era arrivato ad immaginare” (Cassazione Penale, sezione I, 12/09/2014, n. 37596).

Se questo è, allora va considerato che le informazioni che l’autorità tributaria può raccogliere in tale dimensione possono, a buona ragione, rappresentare un valido supporto per l’attività di selezione dei contribuenti da assoggettare a verifica, ricercare prove, analizzare andamenti di mercato e, in poche parole, passare dalle informazioni raccolte nella dimensione virtuale a una verifica fiscale, quest’ultima reale.

Nel dettaglio ci sono diverse fasi del confronto tra autorità tributaria e contribuente e diverse sono le modalità con cui possono i nuovi strumenti tecnologici modificare o incidere in modo significativo.

 

La selezione

Già la circolare 16/E del 28/04/2016, fornendo linee guida in merito al contrasto all’evasione, indicava quanto, dal punto di vista operativo, lo scenario informativo fosse ampio coinvolgendo, non solo le specifiche banche dati a disposizione dell’Agenzia, ma anche le fonti aperte, riferendosi con questa espressione alle informazioni che si possono raccogliere su Internet e sui social media.

Nella stessa direzione la circolare 1/2018 della Guardia di Finanza che, in merito alle linee guida sull’accertamento, indica quale metodo efficace per la ricerca delle false ONLUS la navigazione sui siti delle sedicenti associazioni non commerciali per verificare prodotti e servizi pubblicizzati e le modalità operative indicate.

Da questo punto di vista l’attività è limitata alla selezione del soggetto da verificare, rimandando poi all’accesso presso il contribuente la ricerca delle prove dell’evasione.

In tale direzione amministrazioni finanziarie di altri paesi si sono mosse ampliando e rendendo più efficaci gli strumenti di selezione. Notevole la recente legge di bilancio francese che ha previsto importanti novità, sebbene in modalità sperimentale e per un periodo triennale. L’autorità francese potrà analizzare i dati desumibili dai social network utilizzando algoritmi gestiti dall’intelligenza artificiale al fine di individuare soggetti con tenore di vita non coerente con i redditi dichiarati e i falsi residenti.

Da questo punto di vista la navigazione Internet e la raccolta di informazioni sui social network svolge esclusivamente una funzione di ricerca e innesco di una verifica e non rappresenta un particolare problema in sé. Certo è vero che per il contribuente risulta sempre più importante saper gestire le proprie informazioni, soprattutto con riferimento al profilo aperto o chiuso. Ci sono poi ricadute da considerare in merito alla condivisione sui social network di informazioni e/o notizie da parte di un soggetto che evidenziano o fanno partire verifiche dell’amministrazione finanziaria nei confronti di soggetti terzi. Si pensi alla figlia che posta le foto della vacanza in località esclusiva che giustifica la verifica nei confronti del padre.

Le prove

Ancor più delicato è il versante della utilizzabilità delle informazioni raccolte sulla cosiddetta piazza virtuale al fine del fornire la prova necessaria all’autorità tributaria del presupposto d’imposta (maggiore capacità contributiva). Per quanto previsto dall’articolo 2697 C.C., “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”. Partendo da questo principio, occorre chiedersi se la produzione della copia informatica di un sito web o di un post di un social network possa ritenersi un valido percorso di convincimento del giudice.

In questo senso, si può attingere alla notevole giurisprudenza formatasi nelle cause di divorzio ove si è ritenuto possibile porre a base del convincimento del giudice le informazioni raccolte (e prodotte) con web e social media. Tra le altre si segnalano Corte d’Appello di Ancona, sentenza 331/2017; Tribunale di Pesaro, sentenza 295/2015; Corte d’Appello di Brescia, sentenza 1664/2017.

La validità delle informazioni raccolte su siti web e profili di social network è allora, almeno astrattamente, uno strumento idoneo anche in campo tributario.

Il comune di Pineto ha posto a base del suo procedimento di accertamento per l’imposta di pubblicità per il quinquennio 2009-2014 foto tratte da Internet (google street view e google earth). In questo caso, il comune ha accompagnato l’accertamento con il verbale di contravvenzione del pubblico funzionario comunale, del quale il contribuente ha ammesso l’esistenza. Tanto basta perché l’accertamento possa essersi concluso positivamente per il comune in Commissione Tributaria Provinciale, Regionale e infine con ordinanza della Corte di Cassazione, sez. 6 civile, n. 308 del 10/01/2020.

La Suprema Corte ha costantemente affermato che la fotografia costituisce prova precostituita della sua conformità alle cose e ai luoghi rappresentati, sicché chi voglia inficiarne l’efficacia probatoria non può limitarsi a contestare i fatti che la parte che l’ha prodotta intende con essa provare, ma ha l’onere di disconoscere tale conformità. (Cass. 9977/18; Cass. 8682/08; Cass. 2780/2004; Cass. 6322/1998).

In particolare, si è ritenuto che, in tema di efficacia probatoria delle riproduzioni informatiche di cui all’articolo 2712 c.c., il disconoscimento idoneo a farne perdere la qualità di prova, degradandole a presunzioni semplici, deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta. (Cass. 17526/16).

La Commissione Provinciale di Pisa, sentenza n. 136/2/2007, ha ritenuto fondato l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di rimessaggio, fondato sulle foto aeree di Google Earth da cui emergeva un numero di barche superiori a quelle dichiarate.

Ma fin qui non si è ancora colto il vero problema della utilizzabilità delle informazioni ottenute da Internet ai fini della prova del presupposto d’imposta, e cioè la possibilità di attribuire a dette informazioni la data certa.

Muovendo dalla lettura dell’articolo 2712 C.C., il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio 7-2007/IG, afferma che “[…] il documento informatico non sottoscritto, e di conseguenza la pagina web, ha, quindi, l’efficacia probatoria delle riproduzioni meccaniche; esso forma, pertanto, piena prova delle cose e dei fatti rappresentati qualora il soggetto contro il quale viene prodotto non provveda a disconoscerlo”.

La necessità che la pagina web sia prodotta in giudizio mediante copia conforme deriverebbe, non tanto e non solo dalla necessità di rendere la stessa non manomettibile ma, come ha evidenziato la Suprema Corte, per acquisire “[…] la sua riferibilità ad un momento determinato” (Cassaz., sez. Lavoro, 16/02/2004, n. 2912).

La questione della data certa e della riferibilità ad un determinato momento  è questione centrale che, almeno fino ad oggi, non ha avuto significativa rilevanza nella giurisprudenza che si è formata. Questo dipende in gran parte dal principio di non contestazione che prevede l’onere a carico del Contribuente di eccepire la riferibilità temporale. Su tale versante, si ritiene che il Contribuente, e per lui il suo difensore, avrà spazio e modo di opporsi alle pretese dell’Autorità Tributaria.